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venerdì 3 luglio 2015

NASCITA!

Ecco qui il secondo appuntamento con il tema in comune! Come sempre potete visitare anche il link di A free Word dove Andrea Venturotti pubblica storie incredibili!

https://afreeword.wordpress.com/2015/07/03/la-nascita-punti-di-vista/

Buona lettura!

IL MONDO DI ERNEST

DI GIULIA DE NUCCIO

Erano giorni che il cielo risplendeva di un azzurro speciale, quella grande palla infuocata scaldava qualsiasi cosa capitasse sotto i suoi lunghi raggi avvolgenti.
Dove erano finiti quei piccoli esserini umidi umidi a forma di acqua che arrivavano dal cielo sempre puntuali? Cos’era successo alla terra? Perché brullicava di rami secchi?
Il piccolo Ernest aspettava il suo turno, si sentiva solo,i suoi fratelli lo prendevano in giro, gli dicevano che loro erano già grandi e lui era solo un piccolo esserino che di certo non avrebbe mai visto nulla di ciò che loro avevano vissuto.
“Ernest, non ce la farai mai! Guarda Eddy è forte e robusto!”
“Ma io..devo ancora..”
“Tu sei uno sfigato, guarda noi, non sembriamo nemmeno tuoi fratelli!”
Ernest si sentiva davvero stanco, i suoi fratelli non facevano altro che deriderlo!
Lui  aveva voglia di esplorare il mondo, ma come avrebbe mai potuto fare? Si sentiva intrappolato!
Era un bravo osservatore, ma lì dove si trovava non c’era molto da vedere, poteva stringere amicizia solo con Buio e Silenzio.
“Hey Silenzio, come stai oggi?”
Silenzio puntualmente non rispondeva, Ernest non sapeva più cosa fare.
“Buio vorrei vederci chiaro.. quando potrò sentire il calore della palla gialla?”
“Ernest abbi pazienza, arriverà il tuo momento!”
Almeno con il buio c’era soddisfazione, si poteva parlare.
Ernest era nel suo piccolo mondo, i suoi pensieri vagavano per la terra, come il vento in una notte di tempesta, erano talmente rumorosi che se qualcuno avesse appoggiato l’orecchio avrebbe sentito un fracasso incredibile.
Finalmente quel giorno di giugno, Ernest sentì qualcosa di diverso, si sentì pervadere da una spinta fortissima e un mare di esserini umidi lo stavano inondando.  Sorrise a Buio e Silenzio e con un piccolo nodo si allontanò da loro. Si era abituato a quei due brontoloni, ma finalmente poteva vedere il mondo. Capì che era arrivato il suo momento, finalmente anche lui sarebbe diventato uguale ai suoi fratelli, un piccolo stelo d’erba.


Un giorno nuovo

DI ANDREA VENTUROTTI

Sono nato circa un secolo e mezzo fa.
Mio padre faceva il falegname in Svizzera, ma era tedesco d'origine. Un uomo minuto con le mani tremolanti, ma che sapeva fare il suo lavoro meglio di chiunque altro in tutta la nazione ed è diventato famoso per le sue case di legno costruite con tanto amore e dedizione  per me e tutti i miei fratelli.
La mia famiglia era composta da centodue fratelli più io che sono stato il primo nato, mio padre e suo fratello che lavorava nel laboratorio in coppia con lui.
Ho passato la mia vita nel vedere perfezionare la loro arte.
Suo fratello, Walter, faceva degli orologi davvero stupendi e ne realizzava di tantissime misure e gusti. Si andava da quello da polso con il cinturino in cuoio a quelli grandi come torri di un castello con un grosso e rumoroso pendolo d'ottone a scandire i secondi.
Mio padre, invece, creava piccole casette piene di dettagli che andavano dallo stile gotico a quello barocco, alternando legno d'ebano nel primo, per poi passare al noce chiaro un attimo dopo. Venivano fuori dei capolavori da ambo le parti, e ogni volta erano uno più bello dell'altro.
Io, come vi ho già raccontato, ero il primo dei suoi figli. Sicuramente non il più bello o quello che funzionava alla perfezione, ma lasciatemelo dire, ero davvero il suo proferito.
A mio padre venne l'idea di usarmi per unire le sue passioni con quelle del fratello, aggiungendo a me, e alla mia casetta di legno, un meccanismo che sarebbe destinato a funzionare per sempre, vista la precisa distribuzione dei pesi e delle leve.
Sono diventato davvero immortale quel giorno, ma come ho capito ben presto, non era tutto questo spettacolo.
Walter se ne andò agli inizi del 1900, mio padre morì circa vent'anni dopo e io rimasi in casa sua per ben cinque anni, fino a quando un suo lontano parente venne a rilevare la casa, il laboratorio e tutti i suoi averi, me compreso.
Mi prese e mi mise in una soffitta polverosa ed è qua che risiedo tutt'ora, non considerato da nessuno, accasciato su un lato, rinchiuso come sempre nella mia casetta.
I rumori del mio ingranaggio perfetto mi fanno compagnia in questa soffitta da novant'anni esatti, accompagnando la solitudine con i suoi suoni sincronizzati e luccichii di piccolissime ruote dentate che si davano il cinque un sacco di volte ogni minuto.
Sto rinchiuso dentro la mia casetta per 23 ore e 59 minuti ogni giorno, per poi, allo scoccare della mezzanotte, vedere le mie porticine rifinite aprirsi verso il mondo esterno, venendo sparato fuori e ritirato dentro alla mia dimora per più volte in un minuto, accompagnato dalla mia voce meccanica di quel che dovrebbe essere il mio fratello reale, il cuculo.
Mio padre diceva che quando io cantavo era nato un nuovo giorno.
Peccato che qua i giorni nascono e muoiono di continuo ma la mia vita è finita per davvero quando lui mori'. Spero che un giorno la porta della soffitta si apra e io venga attaccato di nuovo alla parete di un bel salotto, con dei bambini che non aspettano altro che “l'uccellino canti ancora una volta”...