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venerdì 7 agosto 2015

Un cuore che batte!

Ecco il quarto (credo) ormai ho perso il conto, appuntamento con il blogger Andrea Venturotti di A free word. La sua pubblicazione è stata leggermente posticipata, causa problemi tecnici, ma non vi preoccupate avverrà presto, non vi lasceremo soli.

Per il momento se ne avete voglia gustavi UN CUORE CHE BATTE!

Buona lettura!



UN CUORE CHE BATTE
di Giulia De Nuccio

Si era finalmente seduta per la prima volta su quella sedia. L’aveva scelta personalmente come il resto dell’arredamento. Scrivania in cristallo liscio, armadio con antine in vetro e divano in pelle marrone con cuscini colorati. Era così che aveva sempre immaginato il suo ufficio.
La porta in vetro era chiusa, le scritte si leggevano al contrario, ma poteva distinguere chiaramente ogni singola lettera sulla targa ottonata.
Rimase seduta sulla sedia ancora un po’, guardò i pochi appunti che aveva lasciato sulla scrivania, poi rivolse lo sguardo altrove. Era pronta!.
***
Era il primo giorno da specializzanda, si sentiva sicura, aveva studiato e aveva fatto pratica con suo papà. Avere un medico come padre era sempre stato un vantaggio per Alessia, niente la spaventava e aveva già le idee chiare. Quando si faceva male da piccola non piangeva come le altre bambine, guardava con attenzione la ferita, controllava la gravità della lacerazione e poi si rifugiava tra le braccia di suo papà, che con perizia e tranquillità le spiegava cosa doveva fare per la medicazione, come fosse un atto d’amore nei confronti del suo corpo.  Era una bambina intelligente, aveva la medicina nel sangue.
Varcò la porta dell’ospedale universitario di Tor Vergata, si sentiva lievemente osservata, ma in fondo le Star amano la celebrità. A volte peccava di modestia, ma era il suo punto forte oltre al suo cognome.
Suo padre era stato un ottimo cardiochirurgo, le aveva senza dubbio spianato la strada, ma lei era stata così abile da portare avanti egregiamente il nome dei Gabelli.
“Buongiorno dottoressa Gabelli! Sono il suo tutor, il Dott. Conti. Mi segua i suoi colleghi sono già arrivati”.
Alessia si sentì punta nel vivo, non era mai stata puntuale, ma sentire il suo tutor, che per altro conosceva per fama, rimarcare il suo ritardo non le piaceva affatto.
Arrivò davanti ai suoi futuri colleghi, persone con le quali avrebbe condiviso ore e ore di lavoro. Li guardò attentamente, voleva memorizzare ogni piccolo particolare dei loro volti, i rivali vanno sempre studiati.
Il primo giorno fu un grande successo, ma i suoi colleghi la odiavano nel profondo. Aveva ottenuto ben due operazioni da assistente, mentre altri avevano controllato analisi dei pazienti, cambiato cateteri e consigliato qualche cura banale come riposo e tanta tranquillità.
Era immersa nei suoi pensieri, stava pensando a come aveva suturato bene, ai complimenti del suo tutor e a come lei sarebbe stata presto una persona importante, quando una voce la distolse da quel paradiso chirurgico.
“Vita facile Dott.ssa Gabelli!” disse Rebecca una sua collega.
“Non credo proprio Dott.ssa Abate!” rispose Alessia piccata.
“Non tutti hanno un nome come il tuo!”
“E quindi? Io ho lavorato sodo e di certo non metto vestiti scollati!”
“Beh ognuno usa le armi che possiede Dott.ssa Gabelli”
“Armi? L’unica arma che conosco è la chirurgia! Vedi dottoressa Abate, due belle tette di certo non fanno un chirurgo, ma due belle e forti mani forse si!”
“Non è finita qui!” disse Rebecca infuriata.
Era ufficiale, la odiava! Era la prima specializzanda che aveva notato,  d'altronde come si faceva a non notare un tacco dodici e una quarta di reggiseno ben in mostra.
Alessia non si sarebbe nascosta dietro il suo nome, nessuno l’avrebbe mai più tacitata in quel modo.
Tutto sarebbe andato come lei aveva previsto.
I giorni seguenti, passarono velocemente, sembrava andare tutto bene.
“Dott.ssa Gabelli, nel mio ufficio per favore!” disse il Dott. Conti.
“Certamente!”
Alessia entrò nell’ufficio del suo responsabile, non ci era entrata spesso, ma quella volta aveva una sensazione strana, qualcosa era cambiato, persino i muri sembravano dirle “Sei nei guai”.
“Dott.ssa Gabelli, lei ha un nome di tutto rispetto e sinceramente ne è proprio degna. Sta effettuando un ottimo lavoro, ottenere due operazioni il primo giorno non è da tutti. Però si ricordi che il lavoro di squadra fa la forza, qui a Tor Vergata siamo abituati così.”
“Dott. Conti mi scusi non capisco, io lavoro in squadra!”
“No Dott.ssa Gabelli, lei lavora da sola, lei comanda una squadra, sappiamo bene che lei è un leader nato, ma vede un vero leader ascolta, osserva e agisce.”
“Me ne ricorderò Dott. Conti”. Disse Alessia con un misto di rabbia e orgoglio ferito.
“Così mi piace, adesso torni al suo lavoro, il suo turno non è ancora finito!”
Uscita dall’ufficio di Conti Alessia era furiosa, sapeva benissimo chi aveva spifferato tutto, ma le sfide le piacevano e niente l’avrebbe fermata. In fondo anche lei era una donna competitiva perciò la guerra era aperta!
Non avrebbe mai più dimenticato quella conversazione, non avrebbe mai più permesso a nessuno di trattarla in quel modo. Alessia Gabelli non era una perdente.
Entrò nello spogliatoio degli specializzandi per cambiarsi e mettersi il camice. Mentalmente ripassava la giornata che avrebbe affrontato. Chiuse lo sportello e lei era lì.
“Dottoressa Abate, ho sentito che oltre alle tette ha altre doti nascoste!”
“E’ una proposta Gabelli?”
“Ti piacerebbe ammettilo! Ma no direi che è più un avvertimento, mai sottovalutare il proprio avversario!”
“Conti ti ha fatto un bel lisciabusso! Te lo meriti!”
“Ciò che merito o non merito non è affar tuo Abate! Ciò che conta è il risultato!”
“Gabelli, ricordati che non sei l’unico bravo chirurgo qui dentro!”
“Ah si? Vorresti dire che tu..ma per favore!”
“Io ho ottenuto il massimo dei voti e oggi opero con Conti!”
“Chissà come hai ottenuto tutto questo!”
“Con l’impegno Gabelli, non godo certo di un nome come il tuo!”
“Senti Abate, mettiamo in chiaro una cosa, io mi chiamerò pure Gabelli, ma sono brava quanto te e anche più di te!”
“Ah si certo, in ogni caso il paziente della tre oggi è mio!”
“Come?? Dovevo operare io il paziente della tre! Quel cuore era mio!”
“Spiacente Gabelli, sei arrivata tardi!”
Alessia uscì dallo spogliatoio con i nervi talmente tesi che dovette appoggiarsi alla parete, respirare profondamente e andare verso l’ufficio di Conti.
“Adesso mi togli anche le operazioni? Come ti permetti? Io sto lavorando sodo e si sono anche egocentrica, ma mi sto spaccando la schiena qui dentro!”
“Dottoressa Gabelli, sono sempre il suo tutor ed io decido chi deve operare e chi e no e lei non è l’unico bravo chirurgo qui dentro!”
“Infatti sono la migliore e tu lo sai!”
“Sei la migliore, ma non l’unica!”
“Il paziente della tre, ha bisogno delle mie mani ferme, non di una quarta di reggiseno ingombrante!”
“Adesso basta Gabelli, esci fuori da questo ufficio e torna quando ti sarai calmata! Ti consiglio di farlo presto, i tuo pazienti hanno bisogno di te!”
Alessia uscì sbattendo la porta, era furiosa!
Nessuno poteva trattarla così! Passò la giornata con le poche cose che le erano state assegnate, ma non le piaceva affatto essere stata messa nell’angolo. Il giorno dopo l’avrebbe fatta pagare a quell’infame dell’Abate.
“Dottoressa Abate, non le conviene mettersi contro di me, sono molto più forte!”
“Ah si? Non pensavo che ci fosse una gara!”
“Infatti non c’è.. sarebbe impossibile!”
“Senti Gabelli io sto solo facendo il mio lavoro, le operazioni non le decido io, sarai anche brava, ma per favore scendi da quel piedistallo!”
“Abate sei proprio una stronza!”
“No ti sbagli Gabelli, la stronza qui non sono io! Sei talmente presa dal tuo ego che non sei capace di imparare dagli altri!”
“Io so già tutto!”
“E’ qui che ti sbagli! Si impara sempre da tutto!”
Rebecca si voltò e se ne andò, la lasciò da sola, immersa in quelle parole.
Alessia continuava a pensare a ciò che l’Abate le aveva detto, per la prima volta nella sua vita aveva avuto un dubbio, per la prima volta si era sentita insicura.
Stava forse diventando debole? Era arrivato il momento di essere un vero leader.
***
Seduta sulla sua sedia, guardò ancora una volta la targa davanti a sé. Ottonata, con scritte intarsiate a mano e color rosso. ALESSIA GABELLI primario di cardiochirurgia.
Guardò un'ultima volta l’unica foto che aveva incorniciato e messo sulla sua scrivania. Una Rebecca sorridente e amichevole sembrava che le dicesse di andare.
Si alzò, si diresse verso la porta. La porta si chiuse alle sue spalle e la sua targa splendeva alla luce del sole.