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venerdì 4 marzo 2016

Recensione libro "Almeno il cane è un tipo a posto" di Lorenza Ghinelli

Recensione a cura di Giulia De Nuccio
 “Almeno il cane è un tipo a posto”
Di Lorenza Ghinelli
Edito da Rizzoli


Qualche giorno fa nel mio girovagare tra le librerie mi sono imbattuta in un libro piuttosto curioso. Di cosa sto parlando? Di un libro dal titolo strambo, ma significativo ovvero “Almeno il cane è un tipo a posto” dell’autrice Lorenza Ghinelli.
Devo dire che questa volta mi ha colpito il titolo e non solo per la copertina e la trama. Ho pensato che fosse un miscuglio di casini irriverenti e in effetti non ha deluso le mie aspettative.
L’autrice ha una biografia di tutto rispetto ed è una delle insegnanti della famosa scuola Holden di Torino. (Il sogno di parecchi scrittori, compresa la sottoscritta!)

Trama:

Massimo non è uno sfigato: ce lo hanno fatto diventare. La colpa è di Vito perché è lui ad avergli affibbiato il nomignolo di Minimo, e se ti danno quel soprannome negli spogliatoi della piscina, è difficile che gli altri pensino che il tuo è un problema di altezza o di corporatura. Vito però ha un segreto, qualcosa che lo logora e lo fa apparire come un rude e violento adolescente. Massimo, senza volerlo, lo scoprirà. Celeste è divisa tra l’essere se stessa o trasformarsi in come mamma e papà la vorrebbero; Stefania, desidera soltanto dimagrire, vuole essere come le modelle dei giornali e, come Celeste, anche lei nasconde un segreto che non vuole rivelare; Margò, alle prese con un’estate senza compiti, ma con un ritorno a settembre da ragazzina e non da bambina. Intorno a loro, un’intera schiera di amici, parenti e adulti e personaggi di dubbia normalità, alle prese con una tempesta di incontri e scontri e problemi sociali, che nel giro di poco tempo li cambierà per sempre.

Il romanzo è un lungo e bizzarro diario fatto da pensieri e strani episodi accaduti a ragazzi di famiglie diverse e uguali allo stesso tempo. Sì perché i protagonisti soffrono di acne giovanile e di ingenuità bambinesca, ma i guai che affrontano sono veri e loro lo fanno con tutto il coraggio e l’inconscienza della loro età.
Sono tutti protagonisti, nessun personaggio è secondario, hanno una loro pagina, un loro spazio dove esprimono quello che sentono e ciò che accade. E’ un unico intreccio di storie di persone, pregiudizi ed equivoci. Non mancano momenti tragici, ma sempre visti con semplicità e verità.
Il romanzo è scorrevole, i personaggi sono ben organizzati e il linguaggio utilizzato è pressocchè adatto. E’ evidente che il romanzo è scritto da un adulto anche se a parlare sono dei ragazzi o dei bambini, ma risulta credibile.
A volte i pensieri sono molto maturi per essere espressi da un bambino, ma ciò accade alla fine del romanzo e potrebbe essere una scelta dell’autrice per sottolinearne la crescita interiore del personaggio.  

Ve ne consiglio la lettura, è gradevole, veloce, ma non da sottovalutare.

Che dire? Un saluto “a posto” a tutti!

La vostra Blogger,

Giulia