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martedì 28 giugno 2016

Recensione "La repubblica del Catch" di Nicolas de Crécy


RECENSIONE “LA REPUBBLICA DEL CATCH” di Nicolas de Crécy
A CURA DI GIULIA DE NUCCIO



Qualche giorno fa, nel mio peregrinare sulla rete, mi sono imbattuta in una casa editrice: Eris edizioni di Torino. Mi ha colpito molto, così ho cercato i contatti e mi sono permessa di inviare una mail di presentazione. Sono una giovane blogger, purtroppo non per anagrafica, ma perché mi sono inserita in questo mondo solo da un anno, tuttavia la Eris edizioni mi ha chiesto di vagliare tra alcune proposte  un libro da recensire.

Sono stata molto felice di poter scegliere un libro particolare - ovviamente un fumetto, mondo che mi sta affascinando ogni giorno di più - che si intitola “La repubblica del Catch” scritto e disegnato dall’autore francese Nicolas de Crécy.



Trama:

la novella grafica ha come protagonista Mario, un buffo omino che gestisce l’attività di famiglia: un piccolo negozio di pianoforti. Soffre di solitudine e vorrebbe tanto una donna con la quale condividere la vita.
Insieme a lui c’è anche il suo unico amico, un silenzioso pinguino che suona il pianoforte magnificamente tanto da  riuscire a farlo muovere attraverso le strade della città suonando splendide melodie.
Un giorno la tranquillità di Mario viene interrotta dalla sua famiglia, un clan molto potente che gestisce gli incontri dello sport più forte al mondo:  il “Catch”, una sorta di wrestling. Inizierà una guerra per la conquista del negozio di Mario il quale sarà costretto ad affrontarla a suo modo, ma durante il percorso incontrerà delle strambe creature che lo aiuteranno.  

Questo libro è stato concepito dall’autore francese Nicolas de Crécy come una novella grafica giappo/francese poiché gli è stato commissionato proprio da un editore giapponese. Il titolo originale tradotto è “La folle sinfonia del Catch”.  Se posso permettermi, titolo da “filosofia orientale” e molto pertinente all’atmosfera del fumetto.

Pinguino e Mario
E’ un libro visionario, con tavole mute che spesso dicono più di mille parole.
Il tratto all'apparenza può sembrare veloce, forse perché come l’autore ha dichiarato, è stato realizzato ai ritmi di lavoro giapponesi, una media di circa venticinque pagine al mese.
Tuttavia la scelta del bianco e nero rende la storia molto eterea e la cosa che colpisce di più il lettore, a mio parere, è i personaggi.
Ognuno di loro ha una caratteristica ben precisa e ciò che davvero sconvolge, per alcuni potrebbe essere provocatorio, è che il capo dei cattivi è stato disegnato come un bambino, ma possiede un animo adulto e decisamente criminale.

Poi ci sono gli “spettri”, originali, simpatici e terrificanti allo stesso tempo.
Dicono di essere deboli, falliti, quelli che il mondo considera dei reietti, ma considerano la loro debolezza un punto di forza; fanno dei loro difetti una risorsa.
Quale messaggio migliore da tramandare ai lettori?

Gli spettri hanno anche dei poteri “speciali” e proprio utilizzandoli aiuteranno Mario nella guerra contro la sua stessa famiglia. Diventeranno i suoi aiutanti e amici, cercheranno di fargli capire che lui non è davvero solo, che ciò che ha può farlo star bene.

Gli spettri che cercano di recuperare i pianoforti
Questo fumetto è un tripudio di fantasia e realtà, di caratteristiche stereotipate irriverenti e tantissimi messaggi, a volte nascosti tra le immagini. 

Trovo che sia profondamente romantico e macabro al tempo stesso. 
Le inquadrature sono chiare e precise, anche sfogliando velocemente il fumetto, il lettore è in grado di comprendere cosa sta accadendo all'interno della storia.

Tuttavia ci sono degli elementi che sarebbero stati più lineari se il fumetto fosse meno lungo, i personaggi sono molto forti,  prendono il sopravvento e l’intreccio per un attimo diventa secondario.  Ad ogni modo l’autore risolleva questo aspetto svelando un segreto molto importante che riguarda uno dei personaggi principali.

Non voglio rovinarvi il finale, ma a mio parere è stato lasciato troppo in sospeso risultando poco chiaro. Sarebbe stato meglio esplicitare di più il messaggio senza lasciare tutto all’immaginazione del lettore. Chi sceglierà di leggere il libro, potrà scegliere anche la sua interpretazione.

Nonostante ciò credo che il progetto sia davvero ambizioso, unire due mondi così diversi, ovvero il pubblico al quale era destinato e lo stile “europeo” dell’autore, è davvero difficile, ma Nicolas de Crécy ci è riuscito perfettamente.

Insomma che dire?

La repubblica del Catch, un fumetto potente!

Ve lo consiglio!

Un saluto “catchoso” a tutti!

La vostra blogger

Giulia