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venerdì 1 luglio 2016

Recensione "Feral Children" e "Le piccole morti" gruppo Manticora

Recensione: “FERAL CHILDREN” e “LE PICCOLE MORTI” 
del gruppo “Manticora Auto-produzioni”
A cura di Giulia De Nuccio


Dopo i fumetti “Der Krampus” e “Tenebre” non potevo non dedicare del tempo sia per la lettura che per le riflessioni a “Le piccole morti” e “Feral Children”. Di cosa sto parlando?

Semplice! Dei fantastici fumetti del gruppo Manticora! Seguo i loro lavori da un po’ di tempo e trovo il loro modo di disegnare e scrivere davvero eccellente! Una Auto-produzione con la “A” maiuscola. Mai sottovalutare i talenti che decidono di investire su se stessi con le proprie forze, si rischia di rimanere scottati.


Vorrei iniziare con Feral Children, un fumetto a volte crudele, ironico filosofico e  pieno di sentimento. Sono più storie, con un filo conduttore unico, il rapporto tra natura e uomo e tutte ispirate a storie realmente accadute. E’ un must ormai per i Manticora, reinterpretare la realtà.
Feral Children è una raccolta di quattro storie che si svolgono in epoche e luoghi diversi, ma con la stessa tipologia di protagonista, un bambino che viene abbandonato dall'uomo e cresciuto dalla natura, poi ritrovato dall'uomo e costretto a vivere come la società desidera. Storie di persone che sono un tutt'uno con la natura, ma che per convenzione sono considerate umane.
Intere pagine rigorosamente in bianco e nero che esprimono la schiavitù che spesso la società impone e le regole ferree della natura, ma con una loro logica precisa. Solo il più forte sopravvive, solo chi accetta la propria natura vivrà in libertà. L’uomo combatte la natura, quando invece dovrebbe esserne alleato, c’è una linea sottile che divide l’animale dall'uomo, sono davvero così diversi?
Queste sono tutte riflessioni che un lettore appassionato può dedurre da queste quattro storie animalesche e filosofiche.  
Un’altra cosa molto interessante sono le Fan-art finali, non perdete le rivisitazioni di altrettanti bravi disegnatori.
Vi lascio una frase, una che mi ha colpito molto! Non vi dico di quale storia si tratta, lo scoprirete leggendo il fumetto!


“Aveva fatto la sua scelta, scomparve tra gli alberi senza voltarsi indietro, correndo veloce come una creatura abituata a quei boschi, ignorando le mie suppliche”(Cit)


Arriviamo ora al libro “Le piccole morti”, ultimo, ma non per ultimo.
Il gruppo Manticora non si smentisce, lavora sempre compatto e con una passione davvero ammirevole.
Si tratta sempre di quattro storie, tutte drammaticamente fantastiche, non solo per la loro bellezza, ma anche per la fantasia e la passione di penne e matite che viaggiano all'unisono.

Perché come Davide Poli ha scritto in una delle sue prime recensioni (cito testualmente): 

ricordiamoci sempre che testo e disegni compongono un fumetto e devono essere ben equilibrati, altrimenti ne risente negativamente l’opera intera stessa

In questo caso più che mai testo e disegni sono fusi, complementari, talmente ben amalgamati che si riesce ad osservare ogni dettaglio.
Tutte le storie come sempre sono tratte da eventi realmente accaduti o leggende comunque ispirate a fatti reali.


La prima è una storia toccante e tanto reale quanto surreale con un nome davvero affascinante “Nobisi”. Si tratta di una donna, sola, costretta a fare la prostituta per sopravvivere insieme alla sua piccola bambina. Un giorno un gruppo di facoltosi clienti la coinvolge in un gioco sessuale perverso e pericoloso...
E’ interamente in bianco e nero, i tratti sono decisi e a volte lo sfondo nero crea una teatralità cupa e triste. Alcune inquadrature sono piccole, somigliano a dei post it e a delle vecchie foto scattate con una Polaroid, ma non meno interessanti e chiare delle pagine disegnate interamente. Il testo poetico e accuratamente composto fanno della storia un mondo etereo, ma concreto fatto di crudeltà e sentimenti puri.


La seconda storia, forse per stemperare la tensione, è grottesca e drammaticamente divertente. Perdonate tutti questi avverbi, ma credo che siano una sintesi essenziale della narrazione. 
Il titolo è “Storia di una decapitazione”, no non è un  “feuilleton francese”, bensì parla di un ragazzo che decide di provare un cock ring in titanio, in una parte dove non batte il sole. Una storia irriverente, piena di battute e solitudine, dove la morte in realtà non viene esplicitata, si può dedurre, ma in qualche modo il finale lascia una speranza alla risoluzione della curiosità mal riposta del protagonista.
Realizzata totalmente in bianco e nero su sfondo bianco, con disegni meno elaborati, ma chiari. La “semplicità” è anche la simpatia della storia, da un evento grottesco ne si ricava una riflessione anche sulle paure stereotipate ed inconsce del genere maschile, ovvero separarsi dal proprio membro. 
E poi chi non ha mai dialogato con le proprie parti intime?


La terza storia dal titolo “Dashi” è totalmente muta, priva di testo. Una scelta originale e coraggiosa. Esprimere qualcosa solo con un unico linguaggio è davvero incredibile, ma gli autori di questa storia ci sono riusciti. Infatti il fatto che la sceneggiatura non venga esplicitata nella storia stessa non vuol dire che non sia presente, però le immagini devono essere chiare ed esplicite e i due autori non hanno mancato gli obiettivi.
E’ un racconto sorprendentemente, concedetemi i termini, “splatter” e “carnale”. La storia di un fotografo giapponese che riesce a sviscerare, attraverso le sue foto, paure, stereotipi, carnalità e possessione. Ad un certo punto tutto questo si materializza, e forse per un attimo tutto diventa reale.
Il gioco tra il tempo che scorre, dove in realtà tutto rimane immutato, il filo sottile che divide i desideri nascosti dell’uomo e ciò che si realizza davvero, sono le costanti di questa narrazione.


La quarta e ultima vicenda in ordine di apparizione dal titolo “Del balletto e della perla rosa, davvero irriverente, del suo patrizio”. Si svolge alla fine dell’ottocento,  racconta la storia di un uomo importante come il presidente francese che muore in un incontro amoroso con la sua amante.
Un burattinaio audace  esortato da un prete ignaro della “scabrosità” della novella, racconta questa storia in modo magistrale. Le inquadrature da piccole diventano grandi fino a quando tutto non diventa quasi reale, grandi mani manovrano burattini con fili lunghi,  per poi far tornare le inquadrature piccole, forse ridotte dalla mediocrità della mente chiusa di uno dei personaggi.
Anche questa storia è totalmente realizzata in bianco e nero con inquadrature chiare e precise ed esprime tutte le ipocrisie di una società che indossa costantemente delle maschere che la ingabbiano in comportamenti repressi e coatti. Un mondo fatto di pregiudizi senza libertà di essere, imbellito da falsi merletti, vestiti pomposi e costosi, quasi a voler sottolineare la mancanza di bellezza interiore che lascia il posto a quella esteriore.

Vi chiederete, dopo tutte queste parole, qual è il punto, perché dovreste comprare questi libri?
La risposta è semplice: sono storie romantiche, filosofiche, riflessive ed irriverenti. 

Cosa si può chiedere di più? Vi ho convinti? Li leggerete? Spero di si!
Allora non mi resta che dare un saluto “manticoroso” a tutti!

La vostra blogger,
Giulia