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mercoledì 10 agosto 2016

Recensione: "La terra di nessuno" (saga Jolly Roger) di Gabriele Dolzadelli

Recensione: "La terra di nessuno" (saga Jolly Roger) di Gabriele Dolzadelli

A cura di Giulia De Nuccio


Da tempo c’è un grande dibattito sull’influenza che i social-network hanno sulla pubblicità degli scrittori. Io devo ammettere che alcune volte questi grandi colossi hanno fatto ciò per cui sono stati creati, ovvero mettere in collegamento persone che altrimenti non si sarebbero ritrovate o incontrate. 

In effetti mi è ri-successo qualche tempo fa, ho conosciuto virtualmente Gabriele Dolzadelli autore del libro “La terra di nessuno” della saga Jolly Roger

E’ stato come quando da ragazzini si giocava per le strade del paese vacanziero di turno e si conoscevano persone nuove che sarebbero diventate amiche di penna; se avessi avuto i social network tutto questo sarebbe stato più veloce, ma meno emozionante!

Questo mi ha permesso di poter leggere il primo volume di cui Gabriele ha richiesto una recensione, quale migliore occasione per me?
In genere quando accetto libri di esordienti, ho sempre un pochino di timore, perché non so mai cosa mi aspetta e soprattutto recensirli la ritengo una grandissima responsabilità. 

Il compito dei blogger è davvero molto particolare, bisogna dire la verità, ma con stile ed educazione.
Devo ammettere che leggendo le avventure create da Gabriele ho riscoperto un genere che avevo accantonato e che alla fine credo sia intramontabile.

Trama:
Siamo nel 1670 anno di pirati, conquiste e di navigazione di mari.  Un giovane irlandese di nome Sidvester O'Neill parte per il Mar dei Caraibi con destinazione l'isola di Puerto Dorado: deve ritrovare suo fratello Alexander  scomparso misteriosamente dopo essersi arruolato e imbarcato due anni prima. L’isola nasconde un segreto, qualcosa di ambito che tutti desiderano. Ci saranno lotte imbrogli ed intrighi, tutto volto ad un unico scopo, scoprire cosa nasconde l’isola. Solo chi riuscirà a superare le oscurità della giungla potrà sapere. Tutto questo si svolge sotto l’occhio pericoloso di una misteriosa nave pirata ancorata all'orizzonte, di fronte a quella piccola terra che tutti desiderano.

Ritengo che sia un progetto sicuramente un progetto ambizioso, molto complesso e a volte davvero ricco di particolari. Tuttavia leggendolo ho avuto la curiosità di andare avanti, perché sono entrata nella vita dei personaggi e ho vissuto ciò di cui vi parlo sempre, “il viaggio personale del lettore”. 
Ho immaginato fortini, abiti di damigelle intrepide, l’aspetto fisico dei personaggi. 
Ho dato loro dei volti, immaginato i luoghi e le grandi navi di un tempo, insomma sono entrata dentro la storia! Tutto questo è merito di una idea intrigante, ma anche di un autore promettente come Gabriele.

Sono rimasta anche sorpresa di vedere come un ragazzo così giovane - almeno rispetto a me che sono vecchietta J - riesca a scrivere, in modo così maturo, ma semplice, di come è riuscito ad intrecciare bene le vicende di ognuno dei personaggi.

Come ha fatto? Lo svelerò più tardi..

All’inizio del romanzo Gabriele ha deciso di inserire l’elenco di tutti i personaggi, con relativa spiegazione breve di chi sono. Personalmente non prediligo molto questo tipo di approccio, preferisco scoprire l’identità dei componenti di un romanzo leggendolo. Nonostante ciò i personaggi vengono allo scoperto e, piano piano, si scopre la loro storia. Gabriele è riuscito a farmi entrare con naturalezza nei loro dialoghi e a farmi esultare in un “ce l’ha fatta!” nelle imprese dei suoi personaggi.

A volte, forse per l’età J, ho trovato un pochino difficile gestire i flash back,  probabilmente anche perché sono tanti, ritengo però che siano davvero ben inseriti e realizzati.
Non ho potuto fare a meno di notare la cura con la quale Gabriele è riuscito a realizzare questo primo volume, sicuramente c’è molto lavoro ben selezionato.

Ho pensato di proporvi una piccola intervista, qui di seguito scoprirete qualche curiosità in più su
questo progetto che va ben oltre il primo volume.

Giulia: Quando hai iniziato a scrivere il romanzo? Quanto tempo ti ci è voluto?

Gabriele:

Ho iniziato a scrivere “La terra di nessuno” nella primavera del 2013. Ne terminai la stesura esattamente un anno dopo. Inizialmente lo pubblicai solo per una ristretta cerchia di persone, non ambendo al grande pubblico. Poi, rifinendolo, pubblicai una nuova edizione per una diffusione maggiore nel novembre del 2014.

Giulia: Leggendo il romanzo, si capisce che hai fatto uno studio piuttosto accurato dell’epoca in cui è ambientato ovvero verso la fine del ‘600, l’epoca dei corsari. A cosa ti sei ispirato? Quali sono state le tue fonti?”

Gabriele:

Sembrerà strano, ma prima di scriverlo non avevo mai letto romanzi sui bucanieri. Solamente “L’isola dei pirati” di Michael Crichton, che non mi era nemmeno piaciuto granché, pur essendo un gran fan dello scrittore. L’ispirazione, per quanto riguarda l’ambientazione, fu data essenzialmente da un paio di giochi di ruolo online a cui partecipai anni addietro e che erano collocati a cavallo tra il ‘600 e il ‘700. Mi sembrava un periodo storico che si prestava molto bene allo stile della trama che avevo in mente, visto che in quella parte di mondo c’erano così tanti conflitti e giochi di potere da poterci piazzare una storia corale, misteriosa e ricca di intrighi e complotti come quella della saga “Jolly Roger”. Iniziai quindi a documentarmi con diversi libri presi dalla biblioteca, come per esempio “Storia della pirateria” di P. Gosse.

Giulia: E’ un romanzo piuttosto complesso, gli intrecci sono costruiti ad incastro perfetto. Si dice di Manzoni che per ricordarsi che aveva fatto morire un personaggio, si organizzava mangiando molliche di pane. Quando ne mangiava una, voleva dire che il personaggio non era sopravvissuto alla sua penna. Tu puoi raccontarci un anedotto simile? Come hai fatto a gestire tutti questi personaggi?”

Gabriele:

Non sono arrivato a tanto, però alcune cose era doveroso appuntarsele per non dimenticarle. Per esempio i nomi dei componenti del clan scozzese di John McKenzie, oppure certe caratteristiche dei personaggi su cui era molto facile confondersi. La cicatrice di Yan lo Sfregiato era sulla guancia destra o sinistra? La gamba di legno di John? La mano finta di Saph? L’orecchino di Isaac? La questione del “destra” o “sinistra” può davvero rivelarsi spinosa quando si ha a che fare con un numero così elevato di protagonisti e personaggi secondari.
Per il resto, nel gestire le trame minori e i loro intrecci, mi sono preso molto tempo per pensare e riflettere ad ogni capitolo. Ci sono state lunghe riflessioni, anche a livello interpretativo, cercando di volta in volta di calarmi completamente nel carattere e nel background del protagonista di turno, prima di buttare giù la bozza di quello che ne sarebbe saltato fuori. Ho dovuto fare un lungo lavoro di ricamo e spero che il risultato piaccia ai lettori. 

Giulia: Perché hai deciso di fare una saga e non un volume unico?”

Gabriele:

Perché sin dall’inizio l’idea era quella di una storia corale, che non prevedesse l’unico protagonista di turno, bravo, bello e buono a cui tutte le cose vanno forzatamente bene. Volevo una storia con più personaggi, dove il confine tra buono e cattivo fosse molto sottile e dove i destini di ognuno di loro fosse messo continuamente in discussione. Per far questo non sarebbero bastate poche pagine, così ho costruito una trama molto più ampia, che potesse dare il giusto spazio ad ogni protagonista e ne permettesse lo sviluppo. Quella che ne è uscita è stata una pentalogia.

Giulia: Li hai già pronti? O ti farai trasportare dalla scrittura e ci lavorerai più avanti?

Gabriele:

Attualmente ho già pubblicato il secondo volume (Le chiavi dello scrigno, 2015) e il terzo (I fratelli della costa, 2016). Ora sto scrivendo il quarto volume (La torre del ribelle) che si spera possa uscire quest’inverno. L’anno prossimo mi dedicherò al volume finale che chiuderà quest’avventura.
In genere tendo a scrivere in anticipo la trama principale mentre quelle minori le plasmo e le modifico a mio piacimento in corso d’opera.

Che dire ancora? Spero che questa intervista e che il mio articolo vi siano piaciuti!

Un saluto “piratesco” a tutti!

La vostra blogger,


Giulia