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giovedì 3 novembre 2016

ROAD TO LUCCA PARTE 2: Silverwood Lake Simona Binni


ROAD TO LUCCA PARTE 2: 

"Silverwood Lake" di Simona Binni


Oggi è una giornata piuttosto intensa, desiderosa di abbandono alla felicità e alla vita. Una giornata piena di semini piantati che stanno a poco a poco dando dei frutti, ancora acerbi ma forti e pieni di voglia di vivere...
Contrariamente a questo, il mondo degli umani è pieno di insidie, di malelingue e invidia per la vita che tutti desideriamo, ma nessuno ha davvero il coraggio di vivere.
La società impone delle regole a volte molto rigide, il bene trionfa sul male e un destino nefasto non è accettabile, la morte non è contemplata e l’uomo inteso come “essere vivente” deve avere una vita longeva perché morire o fallire non è giusto, non è socialmente comprensibile.
Ognuno di noi ha la sua dose di paura nei confronti della morte e del fallimento, perché la si considera la fine di tutto come se prima del buio non si fosse vissuto abbastanza, come se ciò che facciamo non fosse mai sufficiente per noi.
L’uomo vuole essere felice, ma lo fa secondo gabbie e schemi prestabiliti, senza seguire davvero la propria indole.
Sono tornata da Lucca con un desiderio di lettura e più decisa che mai a fare la blogger per professione e non solo per passione, così mi sono messa subito al lavoro, ne sentivo l’esigenza.

Ho cominciato da un libro, un romanzo a fumetti che sapevo non mi avrebbe deluso, qualcosa che ti entra dentro e lascia un segno indelebile che si ricorderà per molto tempo. Qualcosa che mi serviva leggere ed ammirare in un periodo per me così particolare.
Simona Binni è tornata con la sua penna piena di delicatezza e sensibilità, ha presentato un mondo duro, marcio, pieno di insidie, ma anche di rispetto e amore nei confronti della vita. Ogni personaggio che ha creato in realtà vuole vivere, ma si sente schiacciato dal peso della propria vita, ognuno di loro cerca un riscatto per sopravvivere al dolore che l’esistenza ha imposto loro. Tuttavia molti si arrendono al dolore, poiché è l’unica condizione che conoscono.
Il romanzo in questione è Silverwood Lake... edito da Tunuè. Non so come spiegare cosa ho provato davvero nel leggere questo libro, non ho sentito solo un senso di impotenza nel voler aiutare i personaggi che arrancano e cercano di superare il nero della loro anima, il dolore che il loro cuore è costretto a sopportare, ma anche un desiderio di riscatto attaccato ad un filo sottile, un desiderio di arrendevolezza alla lotta per la sopravvivenza.
Simona ha usato dei colori così tenui, delicati, intensi, gli occhi dei protagonisti hanno un velo di tristezza impotente di fronte al loro destino. Non piangono, il dolore è dentro di loro, il tempo scorre lento ed inesorabilmente li logora, ma non li spezza.
Tuttavia nonostante molti di loro si arrendano ad un destino nefasto, qualcuno vive nella speranza che il mondo possa essere migliore di ciò che ci impongono, possiamo staccarci le etichette che ci appiccicano per convenzione e costruire ciò che vogliamo veramente.

E’ un libro sulla resa nei confronti delle imposizioni sociali che sembrano invalicabili, ma anche pieno di realismo: il cambiamento non è mai indolore, costa fatica e sudore, ma bisogna tentare e non rassegnarsi a qualcosa che non ci appartiene davvero. Il viaggio della vita è solo nostro, nulla è definitivo, siamo solo noi gli artefici del nostro destino.

Nel mio piccolo ho raggiunto infinitesimi traguardi che mi stanno aiutando a costruire pietra su pietra un lavoro che amo immensamente e che mi porta a scoprire nuovi mondi e persone.
Non capita tutti i giorni di intervistare una professionista, qualcuno che ti guarda e ti dice: “voglio aiutarti” e non capita tutti i giorni di parlarci all’interno della fiera di fumetto di famosa in Italia, Il “Lucca Comics and Games”!



Ecco la mia personale intervista a Simona Binni.

Domanda nr. 1:
Quando hai capito che volevi fare la fumettista, la disegnatrice?

Simona: da quando ero bambina



Domanda nr. 2:
Il nuovo libro “Silverwood lake” è qualcosa di diverso rispetto agli altri lavori. Com’è nato?

Simona:  E’ nato dall’esigenza di raccontare una storia sulla resa, nasce da una mia esigenza personale, perché viviamo in un mondo dove il “diktat” è che bisogna farcela per forza, invece esiste anche la resa. Da piccola quando vedevo i barboni mi chiedevo cosa li aveva portati lì. Una volta ho incontrato un clochard che ha scelto di fare il barbone. Ogni volta lo riportavano a casa, ma lui tornava in strada, poi purtroppo è morto.

Domanda nr. 3:
Gli altri lavori (“Dammi la mano” e “Amina e il vulcano”) che hai fatto sono molto diversi da quest’ultimo, in questi cosa c’è di te?

Simona: come per tutti gli scrittori, c’è sempre qualcosa di mio anche nei miei lavori passati, lo comunico attraverso i personaggi.

Per la prima volta credo di aver finito le parole perciò vorrei solo salutarvi e vi prego di voler aspettare il prossimo articolo.

Un abbraccio virtuale a tutti,
la vostra Blogger,

Giulia