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mercoledì 29 marzo 2017

Amicizia, sport e... "La vita è un tiro da tre punti" di Marco Dolcinelli

Recensione “La vita è un tiro da tre punti”
di Marco Dolcinelli – Edito da Nativi Digitali Edizioni

A cura di Giulia De Nuccio

Penso spesso a quando ero piccola e sognavo di avere una compagnia di amici con cui condividere gioie, dolori e divertimenti, un mondo dove sentirmi qualcuno e avere un ruolo utile per una piccola comunità.

Tutto questo poi è successo solo in parte, ho avuto compagnie di amici ma mai di quelle che ci si porta dietro per anni. Credo di poter contare sulle dita le persone che sono state davvero sincere e forse solo una di queste è ancora in contatto con me dopo quasi vent’anni di conoscenza; magari perché abitiamo lontane o perché la maturità ci ha portate a vedere la vita in modo simile.

Tuttavia voglio davvero credere che l’amicizia, quella con la “A” maiuscola, esista ancora e che l’età e il tempo di conoscenza non contino poi così tanto, che valga solo l’onestà di questo bel sentimento.

Per fortuna un giorno, forse proprio grazie alla famosa ”filosofia orientale” che mi sta tanto a cuore, mi sono imbattuta in un libro di una casa editrice che ho scovato nel mio peregrenirare in rete ovvero Nativi digitali edizioni che ha pubblicato il libro “La vita è un tiro da tre punti” di Marco Dolcinelli.

Di questa casa editrice mi ha colpito la biografia, ovvero il coraggio che quattro anni fa ha spinto dei ragazzi a fondare una società buttandosi in un mercato difficile, un mercato che se affrontato con passione può portare davvero molte soddisfazioni. Così ho chiesto loro, presentandomi come blogger, dove potessi trovare una copia di questo libro. Sono stati così gentili da inviarmene una. Ovviamente ne sono stata molto onorata anche perché non avevo notato che il libro non era ancora uscito, spero quindi che questa recensione sia una sorta di “apri pista” o anteprima per chi ancora non lo ha letto.

La vita è un tiro da tre punti” è una storia semplice, diretta,  piena di passione per il basket, ma soprattutto di amicizia, quella che non passa e che resta nonostante il tempo e le incomprensioni. Tuttavia una parte predominante del libro è proprio dedicata ad uno degli sport, a mio parere più interessanti, ovvero il basket. I protagonisti maschi del libro si ritrovano ogni volta che possono presso il “campetto” della loro città. Questo luogo diventa un mondo dove le preoccupazioni, i litigi, i problemi con le ragazze, sono lontani e lì conta solo l’azione, giocare, divertirsi con un pizzico di competizione e spavalderia; in questo luogo non importa essere professionisti, è importante invece condividere momenti insieme. Ad ogni modo come in tutti i campetti la rivalità tra “faide cestistiche” purtroppo non manca mai. I nostri poveri ragazzi sono costretti perciò a fare i conti con “le bestie” (così li chiamano loro) ovvero promesse, a volte mancate, del basket professionistico. Inizia presto una gara per contendersi il prezioso campetto,  una competizione ad armi non proprio pari, ma pregna di passione e strategia per proteggere un luogo di amicizia e avventura.

Tutto questo ruota intorno anche alle vicende personali dei ragazzi fatte di amori traditi, a volte trovati ed il loro solito bar dove si riuniscono a parlare di basket e problemi di vita.

La scrittura di Marco è piacevole e ben curata, molto dettagliata nelle azioni cestistiche, si vede che il basket è davvero una sua passione e che probabilmente ha vissuto alcune situazioni descritte. E’ una storia frizzante e adatta soprattutto ad un target di ragazzi giovani, adolescenti che amano questo sport ma anche la scrittura e le storie in generale.

Molti di loro probabilmente si immedesimeranno nelle vite dei protagonisti che in fondo chiedono solo di essere felici e di divenire qualcuno nella vita.
Ci sono tante domande che vorrei fare all’autore, così mi sono permessa di chiedere alla casa editrice Naviti digitali edizioni di mettermi in contatto con l’autore e gentilmente loro hanno esaudito la mia richiesta.

Seguite la piccola intervista che sono riuscita a fare a Marco Dolcinelli autore del libro “La vita è un tiro da tre punti”, spero possa essere di vostro gradimento.

Domanda nr.1

Ciao Marco, innanzi tutto mi presento: sono Giulia blogger di Parole in scatola.
Il mio blog è nato circa due anni fa per passione, ma anche per professione. Cerco di dare sempre un taglio giornalistico ai miei articoli facendo però l’occhiolino ad una atmosfera familiare.
Il tuo libro è ”professionale” soprattutto quando parli di basket e molto familiare quando parli della vita dei ragazzi. Si sente la passione che hai per lo sport senza dimenticare il “giocatore”, ovvero la persona che vive quel gioco.
Com’è nata l’idea di questo libro? Qual era il messaggio che volevi comunicare tu scrittore?

L'idea del libro è nata, banalmente, giocando a basket con i miei amici. Vedevo che spesso oltre a noi c'erano anche ragazzi molto più bravi e competitivi di noi e questo contrasto mi ha colpito. Da lì ho iniziato a sviluppare l'idea di un racconto, di una rivalità e ho sviluppato le storie di tutti i ragazzi. Non c'è un messaggio preciso che volevo trasmettere, se non quello che si cresce sempre e ogni esperienza è utile, nello sport e nella vita. Mi interessava inoltre raccontare due mondi che conosco bene: quello degli appassionati di basket e quello della vita di provincia, spesso molto noiosa, nel Nord Italia (tutti i nomi sono inventati, ma in pratica ogni luogo descritto esiste sul serio e appartiene alla zona vicino Verona in cui sono cresciuto).  


Domanda nr. 2

Nel libro ci sono anche termini precisi come “solo cotone” che secondo i racconti del mio fidanzato (ha giocato a basket per molti anni e proprio sui campetti) è un’espressione che si usa solo se si ha giocato davvero sul cemento.
Presumo quindi tu abbia giocato a Basket come professionista o per passione, correggimi se sbaglio..

Solo per passione, in realtà. Sono sempre stato troppo scarso per ambire a qualcosa in più del dilettantismo. Ho giocato due anni in una squadra quando ero al liceo (ma ero ancorato alla panchina, in pratica) e poi tanto campetto con gli amici per divertimento. Ad ogni modo sono sempre stato un appassionato e, purtroppo o per fortuna, quando inizi ad amare il basket finisci quasi per parlare un'altra lingua. Ho cercato di tenere i tecnicismi e i termini particolari al minimo e spero che la lettura non sia ostica per nessuno. Ho avuto comunque la fortuna di lavorare nel basket, ma ovviamente non come giocatore. Sono stato per due anni nell'ufficio stampa della Scaligera Basket Verona, la squadra per cui faccio il tifo e che ho pure citato spesso nel libro. Diciamo che anche quel periodo mi ha ispirato molto.


Domanda nr. 3

Nel libro le ragazze non sempre fanno una bella figura, insomma sono un po’ gioie e dolori. Nella vita di un appassionato di sport, quanto conta avere accanto una persona che “sopporta” e “supporta” le partite domenicali e la passione per questo sport?

Avere al proprio fianco qualcuno che capisca, o quanto meno provi a capire, le tue passioni è fondamentale e questo vale per qualsiasi cosa e per entrambi i sessi. Per quanto riguarda lo sport, ammetto che con noi appassionati spesso ci vuole tanta pazienza perché tendiamo ad usarlo come riferimento per qualsiasi cosa, a volte a sproposito. L'importante, come sempre, è non esagerare e cercare un equilibrio. Poi dai, è vero che almeno due personaggi femminili non sono molto positivi, ma non è che quelli maschili facciano la figura dei geni!


Domanda nr. 4

Troveremo il seguito della storia con i protagonisti di “La vita è un tiro da tre punti”?

Ammetto di averci pensato, ma ora come ora è una storia conclusa. Ho concepito il libro come una serie di eventi straordinari e significativi e raccontare un "dopo" secondo me diluirebbe un po' tutto. Diciamo che dovrebbe venirmi proprio una bella idea per fare un seguito.


Domanda nr. 5

Qual è (o è stato) il tuo momento topico di vita, il tuo “tiro da tre” preferito?

Ho vissuto nove mesi in Serbia nel 2016 per un progetto SVE (Servizio di Volontariato Europeo) e questo è stato uno dei periodi migliori della mia vita. In senso metaforico è stato il mio "tiro da tre" preferito. Venivo da mesi un po' complicati e andarmene da casa, senza sapere cosa aspettarmi di preciso è stato un po' come quando provi una tripla sulla sirena in modo disperato. Mi è andata bene. Questa esperienza mi ha aiutato tantissimo a mettere in ordine un po' di cose. Anche riguardo a questo libro, visto che per la maggior parte è stato scritto proprio finché ero là. Tra l'altro in Serbia adorano il basket. Mi piace pensare che non sia una coincidenza.  

Che dire ancora? Un super grazie al simaptico Marco che si è prestato alla mia mini intervista.

Un saluto “sportivo” a tutti!

La vostra blogger,


Giulia