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lunedì 19 giugno 2017

Recensione "I cento ritratti" di Francesco Montori



Recensione “I cento ritratti” 
di Francesco Montori
A cura di Giulia De Nuccio


Quanti di noi non hanno mai sognato di essere qualcun altro? Oppure hanno desiderato di essere nei panni di qualcun altro o di qualcos'altro per percorrere una strada più semplice. Mi viene in mente una frase tipica di chi soffre per le difficoltà della vita: “Vorrei un giorno rinascere gatto, così posso pensare solo a mangiare, dormire e giocare!”. 

Ogni giorno indossiamo maschere diverse, quella del lavoratore speciale, del genitore, oppure della persona con senso civico; cerchiamo sempre di avere un “ritratto” personale che ci rappresenti. Vediamo il mondo sotto punti di vista differenti a seconda del luogo dove viviamo, di chi siamo e con chi ci rapportiamo; sono le sfaccettature della vita che ci portano ad essere sempre persone diverse.



Con grande entusiasmo ho deciso di leggere “I cento ritratti” (auto-pubblicazione) di Francesco Montori che la Nativi digitali edizioni mi ha gentilmente inviato. 
Francesco è un autore bolognese che spazia dalla recitazione alla scrittura. Questo è il suo primo libro e ha deciso di farlo proprio come se fosse una piccola sceneggiatura teatrale. Quando l’ho letto ho immaginato le varie situazioni e ho pensato proprio al palco di un teatro, luogo che conosco abbastanza bene e mi è caro...

Si tratta di un libro composto da cento racconti tutti diversi fra loro, nella trama, nei protagonisti e nel tempo. La particolarità è che cambia spesso anche lo stile di scrittura, nonostante l’autore sia sempre il medesimo. Ci sono storie dove il protagonista è uno zaino, un cinghiale, un bambino, un adolescente scapestrato, una donna, un uomo;  insomma sono racconti scritti da svariati punti di vista, la linea sottile che li unisce però è sempre una particolare atmosfera tragico-comica che non si spezza mai.
Ci troviamo di fronte ad un piccolo spazio dove la realtà si fonde con la fantasia, dove i cinghiali riflettono sulla parola “fiancata”, poi si torna alla realtà con un universitario orgoglioso che non vuole prendere 18... Insomma è un mondo “onirico” dove tutti hanno il loro momento di vita senza alcuna distinzione di genere.

Come prima esperienza di scrittura è sicuramente interessante. Mi ricorda il famoso libro che viene utilizzato dall’attore in erba per fare i primi passi nel campo teatrale, ovvero “Esercizi di stile”di Raymond Queneau (in questo testo si racconta la stessa scena ambientata su un autobus in novantanove modi diversi).
I cento ritratti” è una sorta di esercizio di stile, dove i personaggi però sono diversi fra loro senza nessun collegamento se non le situazioni tragico-comiche in cui spesso si ritrovano.  A mio parere sarebbe stato meglio ridurre la quantità di racconti e trovare un filo conduttore più preciso tra le varie storie.

Che dire ancora?  La fantasia non deve mai essere sottovalutata, a volte potrebbe superare la realtà.

Un saluto “fantasioso” a tutti.

La vostra blogger,

Giulia